IL FRANCHISING COME STRUMENTO DI PENETRAZIONE DEI MERCATI ESTERI.
Globalizzazione. Una parola cui sono spesso assegnate connotazioni di merito. È tuttavia razionale, in un contesto competitivo dove la domanda di beni e servizi assume caratteri trasversali nei diversi continenti, che le imprese cerchino di ampliare il proprio mercato, sia di fornitura che di sbocco, oltre i confini nazionali. Anzi, è necessario.
Il fenomeno dell’internazionalizzazione produttiva è evidentissimo. Nel settore moda, per esempio, il made in diviene sempre più spesso designed in. È noto come molte aziende, volenti o nolenti, abbiano spostato le attività a minor valore aggiunto verso mete dove gli elementi di costo risentono di vantaggi competitivi paese – siano essi intesi come minori costi della manodopera o abbondanza relativa di risorse scarse (incluse risorse immateriali e know-how). Ma è sull’aspetto commerciale che occorre riflettere con ancora maggiore attenzione. È proprio nell’internazionalizzazione commerciale dei canali distributivi che l’Italia appare maggiormente in difficoltà rispetto a molti paesi occidentali. Ancorché le prime catene della grande distribuzione francese abbiano aperto la strada dell’internazionalizzazione distributiva già all’inizio degli anni ’80, poche sono le imprese italiane che hanno percepito il potenziale di un’espansione sui mercati esteri con un presidio fisico, limitandosi ad operare con agenti e formule commerciali che nascevano da richieste di fornitura spot o che, comunque, non garantivano un controllo del posizionamento finale dei prodotti/servizi in franchising e dell’immagine aziendale. E questo non tanto e non solo nell’ambito della GDO alimentare, ma primariamente nell’abito della distribuzione e della produzione di prodotti non-food. Le poche imprese italiane che hanno perseguito tale cultura commerciale sono note a tutti: dalle griffe di moda alle aziende iper-specializzate dei più diversi settori. La curiosità è che tali imprese sono nella maggior parte dei casi nate con un concept commerciale e di prodotto di tipo globale. Negli anni ’80 l’italianità non era esaltata tout court ma quasi nascosta – si pensi a United Colors of Benetton – puntando sulla matrice neutrale del prodotto.
La situazione odierna è cambiata. I consumatori sono sempre più eclettici, camaleontici, segmentabili per classi socio-economiche e stili di vita, volubili. Molti prodotti che un tempo erano complessi sono oggi considerati banali. I processi di acquisto sono cambiati. L’italianità è oramai sinonimo di creatività, design, saper vivere; ma non solo. Cosa appare ancora uguale è il minimo presidio che le imprese italiane hanno sui mercati di sbocco internazionali. Da una ricerca svolta nel 2002 a livello globale su un campione di oltre cento aziende da Nemo, laboratorio di ricerca sulle evoluzioni del retail, sono emersi dieci trend commerciali cavalcati da aziende produttive e distributive che hanno definito modelli di punti vendita innovativi, diretti o indiretti, leggibili dal consumatore come unici per la loro matrice funzionale od emotiva. Pochissimi di questi sono espressione di aziende italiane che sperimentano un nuovo modo di approcciare il mercato di sbocco, in modo particolare quello estero. E sono sempre i soliti noti.
Olio extravergine di oliva
L’olio extravergine di oliva è il più genuino degli oli di oliva ed è quello di migliore qualità.
Il prezzo di vendita dell’olio extravergine di oliva è naturalmente più alto degli altri oli di oliva.
Falanghina
Proprio seguendo questo filo logico alcuni produttori campani, grandi e piccoli, sparsi qua e là in regione hanno deciso di puntare su questo vitigno lanciandosi in interpretazioni estremamente profonde consegnandoci vini dall’aspetto culturale ed organolettico più affascinante, decisamente complessi, termine quest’ultimo spesso abusato in degustazione ma quasi mai realmente riscontrabile nei vini Falanghina prima di allora, forzatamente e malinconicamente relegati ad una deontologia basata sul “giallo verdolino e sulle note olfattive erbacee, appena floreali”.
Aglianico
La ricca cucina dell’entroterra meridionale vede nell’Aglianico un compagno immancabile, ma esso può sorprendere anche nell’abbinamento con i dolci della tradizione. Infatti esiste una tipologia di Aglianico molto particolare che prevede la spumantizzazione di un vino base rosso con il metodo Charmat per ottenere uno spumante “Abboccato”, molto fresco e con sentori di frutti di bosco.